Chiamaci: +39 06 5654 6987 | Scrivici +39 340 492 7983

Il digitale come elemento di inclusione generazionale

Il digitale come elemento di inclusione generazionale


Il digitale come elemento di inclusione generazionale

La generazione più giovane è la freccia, la più vecchia è l’arco.
-John Steinbeck-

Italia anno 2020, pandemia globale, smart working.

Questo è il contesto di riferimento per la storia che vi sto per raccontare…

Un giorno ricevo una telefonata improvvisa da parte di Angela, una cara amica di famiglia, che mi chiama alle 10:00 di mattina per chiedermi un supporto. Angela ha cinquanta anni e lavora come impiegata all’interno di una nota società e da poco era in smart working a causa della pandemia. Prima di allora non aveva mai avuto modo di lavorare in ambienti diversi da quello del suo ufficio ed era disperata, smarrita. “Michela mi hanno detto che domani dovrò fare una call conference su Zoom, come si fa? Cosa è Zoom?”. Angela non è molto pratica, per questo anche se a distanza, le ho spiegato passo passo come utilizzare Zoom perché era in imbarazzo a chiederlo ai propri colleghi “sai sono tutti giovani nel mio ufficio, temo che mi prendano in giro”. Per non parlare poi della difficoltà nell’utilizzare i nuovi dispositivi elettronici che l’azienda le aveva fornito e l’assenza di tutti i documenti cartacei di riferimento che custodiva nella sua stanza dell’ufficio. Insomma, veri e propri momenti di smarrimento a cui si sono aggiunti fattori come la difficoltà a lavorare nello spazio domestico ed in team a distanza. Prima Angela era abituata a confrontarsi con i colleghi face to face, era impensabile utilizzare Zoom!

Ma questo non vuole essere un articolo sulle difficoltà dello smart working, è stato soltanto un gancio per poter parlare di come e quante difficoltà ci siano nell’utilizzo degli strumenti digital da parte di molte persone appartenenti, per esempio, alla generazione definita “Baby boomers” ma non solo. Lo smart working ha funto soltanto da amplificatore ed “evidenziatore” del divario generazionale nell’utilizzo delle tecnologie digital.

Vediamo insieme cosa s’intende per “generazione”, quali sono e cosa le caratterizza per poi poter svolgere un’analisi in relazione all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Generazioni a confronto in ambito digital

Nelle scienze sociali il concetto di generazione è veramente molto usato.

In sociologia, per esempio, è stato Karl Mannheim a dare avvio a studi rigorosi in questo ambito.

Secondo Mannheim la collocazione generazionale accomuna gli individui che appartengono allo stesso contesto storico-sociale il quale influenza il loro modo di pensare, agire e sentire. Ciò che caratterizza una generazione non è soltanto l’età, si deve creare un nesso generazionale ovvero un medesimo orientamento al contesto storico che si vive. Le generazioni vengono considerate dallo studioso causa ed effetto del mutamento storico-sociale.1

Quali sono quindi le generazioni di riferimento in rapporto all’Era Digitale?

  • Ricostruzione (1926-1945)
  • Baby Boomers (1946-1965)
  • Transizione (1966-1980)
  • Millennial (1981-1995)
  • Reti (1996-2010)

Qui sotto un’infografica pubblicata sul sito dell’Istat riguardante un’indagine su come le diverse generazioni abitano l’era digitale in Italia.2

Il digitale come elemento di inclusione generazionale

Come si può evincere c’è ancora molto da fare per quanto riguarda le competenze digitali definite dall’Unesco (2015) come:

la capacità delle persone, nella loro vita online, di valutare la qualità delle informazioni, di saperle archiviare e recuperare, di farne un uso efficace ed etico, di saperle utilizzare per creare e comunicare conoscenza.

Il significato di competenze digitali ormai va anche ben oltre, è necessario saper padroneggiare i digital tools, saper creare contenuti e questo è valido per tutti non soltanto per chi opera nel settore IT o ICT.  È questione di “sopravvivenza lavorativa” per l’oggi ma anche per il domani, il futuro del lavoro dipenderà non soltanto dall’acquisizione di competenze digital ma anche da come si affronterà e gestirà il cambiamento e l’innovazione (vi invito ad approfondire il tema leggendo l’articolo “Occupazione 2030”).

Ad oggi ad essere più in difficoltà sono proprio coloro che non sono “nativi digitali”. Molti luoghi di lavoro ancora non possono essere considerati veramente inclusivi perché non promuovono politiche adeguate volte a colmare questo gap, il famoso Digital divide. Da una parte “i giovani rampanti” avvezzi al digital e dall’altra “la vecchia guardia” che lo è meno e che in molti casi ha bisogno di un vero e proprio digital reskilling. Eh, dura la convivenza nel medesimo posto di lavoro! La storia di Angela che vi ho raccontato all’inizio non è un caso isolato, è più frequente di quanto possiate immaginare. Se si vuole innovare, crescere e migliorare bisogna guardare oltre e credere veramente che la differenza tra le generazioni portatrici di competenze differenti possa apportare valore. Ma come?

Il digital come elemento di inclusione

Per promuovere il digital come fattore di inclusione e non di esclusione a lavoro occorrerà procedere con:

  • Analisi del fabbisogno formativo dei dipendenti;
  • Collaborazione di team;
  • Monitoraggio costante dei risultati ottenuti;
  • Rivoluzione culturale;
  • Adottare un approccio multi-generazionale.

Sicuramente i professionisti delle Risorse Umane potranno essere una guida verso la costruzione di un ambiente di lavoro più inclusivo anche da questo punto di vista ma non sarà possibile se di pari passo non ci sarà una rivoluzione culturale in ambito aziendale. Si, proprio una rivoluzione! È impensabile credere che si possa realizzare l’unione di intelligenze diverse se ancora si prova vergogna a chiedere aiuto/supporto ad un collega nello svolgimento di un’attività. Collaborazione e aiuto reciproco sono alla base di tutto senza però dimenticare che un po’ di sana curiosità ed iniziativa autonoma ad imparare non fanno mai male! Solo “menti voraci” potranno crescere in un panorama lavorativo sempre più competitivo.

Manca giusto un tassello nell’analisi finora svolta…

In tutto questo i “giovani rampanti”, i cosiddetti appartenenti alla generazione Z (1995-2010), cresciuti a pane e digital, che ruolo e che bisogni hanno?

Entra proprio qui il bisogno di adottare un approccio multi-generazionale. I più giovani detestano le riunioni costanti, vivono con il cellulare in mano a colpi di like, sono fast e smart e si “annoiano” facilmente. Sembra una coesistenza anagrafica impossibile invece basta saper valorizzare i punti di forza di ciascuno evitando ghettizzazioni o etichette di sorta.

Ormai tutte le più importanti società hanno capito che è fondamentale anche in termini di profitto puntare sulla diversity. Se non sai come fare rivolgiti a dei professionisti del settore, Place&People Hub ti potrà supportare con i nostri servizi dedicati.


Michela Cremona

HR Consultant

"Il digital come elemento di inclusione"

Potrebbe interessarti...

Trasformazione digitale: qualche definizione

L’impresa etica

Imprenditorialità: parliamo di…

Place & People Srl

Viale Algeria, 97 • Roma • 00144 • Italy

P.Iva 14564591007

Iscrizione all’Albo Informatico delle Agenzie
per il Lavoro con codice H501S077086

Privacy Policy