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Settore biomedicale: le sfide delle risorse umane

Settore biomedicale: le sfide delle risorse umane


Settore biomedicale: le sfide delle risorse umane

Gestire e trovare persone non è semplice. Anche se è pensiero comune che lo sia, non lo è. 

Ancor di più, oggi, con l’era digitale in corso la complessità raggiunta è aumentata, rendendo ancora più difficile il lavoro e la reputazione delle Risorse Umane. Il settore biomedicale affronta continui cambi di paradigma imposti dal contesto/periodo che si vive, dalle modifiche delle regolamentazioni, dalle evoluzioni delle esigenze e dei bisogni dei clienti finali e dalle competenze altamente specialistiche che si richiedono. 

Quali le principali sfide:

  • Talent attraction e retention: attrarre, reclutare e trattenere candidati e talenti, richiede un costante aggiornamento sui cambiamenti del mercato del lavoro, sulle professioni emergenti e le loro caratteristiche e sapere come/dove individuarli. Con la consapevolezza che molte delle professioni emergenti sono rappresentate da fasce di popolazione “giovane” e quindi attratta da forme di recruiting e selezione differenti. 
  • Favorire l’attitudine al cambiamento: Spesso la difficoltà al cambiamento nasce da una sensazione di paura delle persone. Compito delle Risorse Umane favorire e costruire percorsi, strumenti, esperienze che vada incontro ai dipendenti nel complesso processo di “gestione della paura”. La paura del cambiamento può fondarsi su uno spiccato senso di sfiducia verso il contesto che produce un effetto di de-responsabilizzazione degli individui. E’ sulla ricostruzione della fiducia che è necessario agire. 
  • Promuovere l’attitudine all’apprendimento continuo: la formazione, malgrado importanza e potenzialità elevate, non gode di buona fama e interesse. Anzi, è spesso una delle ultime priorità che l’Azienda definisce. Il risultato è che la popolazione aziendale avverte e comprende chiaramente che non è un valore. E neanche un plus se curata personalmente e privatamente. Risultato? Individui appiattiti, “chiusi” dietro procedure, modelli e approcci consolidati; individui senza curiosità, creatività e pulsioni. Persone, dipartimenti e azienda appiattiti. Con il paradosso, poi, che laddove proposta viene vissuta come un “devo” (e non un voglio), come una noia, un “inutile impegno che mi distoglie dalla vere priorità”. Non solo, a volte ci si partecipa anche con “sguardo guardingo e malfidato”, quasi come fosse occasione per l’Azienda di osservarci, valutarci e poi chissà in che modo farci arrivare il conto! C’è tanto, tanto, tanto da fare!!!
  • Promuovere inclusione e unicità: Un luogo di lavoro comodo, accogliente, accessibile, sicuro per tutti. Questo dovrebbe essere “scontato”, ma non lo è. Eppure il vantaggio della diversità è proprio quello di favorire un flusso di idee e innovazioni alla portata di tutti per il vantaggio competitivo dell’Azienda.  

Favorire la cultura della cura di salute e sicurezza: per il benessere psicologico dei dipendenti. L’escalation dello stress, del carico di lavoro, della connessione con il lavoro è da monitorare e gestire. Fornire strumenti, chiavi di lettura e supporto in tal senso è responsabilità dell’azienda e delle funzioni Risorse Umane (o affini rispetto al tema).

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Sefora Rosa

Hr & Account Manager

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