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Emergenza. Pensieri per la Grande Distribuzione Organizzata

Emergenza. Pensieri per la Grande Distribuzione Organizzata


L’ispirazione a scrivere questo articolo è arrivata dal lavoro di tutti i giorni.

Quello che il team di P&P job sta svolgendo per i nostri clienti.

In particolare per i nostri clienti della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

Sul territorio nazionale, ancor più nello specifico in Lombardia.

Annuncio sulla chiusura di tutte le attività non indispensabili.

Le attività dei settori dell’agroalimentare, packaging, trasporto, petrolchimica, energia, sanificazione, farmaceutica, medicale, telecomunicazioni, garantite. Con le dovute conseguenze, tra le quali affollamento, sovraffollamento, tensione, timore.

Sembra quasi ridondante, scontato e superfluo dire quanto drammatico, difficile e doloroso sia il momento che stiamo vivendo. Ci alziamo ogni giorno con la speranza di ascoltare parole che ci raccontino di una realtà in cui il sole è tornato a splendere.

E accadrà.

Quando accadrà purtroppo o per fortuna non “sarà tutto come prima”.

Migliore o peggiore non lo so, non si sa. Di certo diverso.

Nettamente diverso, perché in questo caso il cordone ombelicale del cambiamento è stato tagliato da un’emergenza.

Da una insolita emergenza che ci sta trasformando in spettatori più o meno passivi e di certo non immuni alle conseguenze.

Noi tutti.

Gli operatori dei servizi di prima necessità ancor di più. Doppiamente fragili.

Premetto che TUTTI i professionisti lavoratori che stanno prestando servizio in questo clima di disagio, pericolo, caos, frenesia, stress, paura … sono EROI. E tutti sono accomunati dalla natura straordinaria ed eccezionale dei carichi di lavoro − emotivo e fisico − che stanno sostenendo.

Come detto ad inizio scritto, sento di voler dedicare qualche parola di attenzione anche a tutti quanti lavorano nel comparto della GDO e sono soggetti alle stesse brutte regole del “lavorare in emergenza”. Le vendite hanno avuto un’impennata (supermercati, Ipermercati, Discount, e-commerce), causata dal senso di apprensione, timore e “falso panico” affiorati tra la popolazione del nostro Paese.

Questi sentimenti e stati d’animo hanno generato delle reazioni extra-ordinarie da parte delle singole attività commerciali, che si sono trovate a gestire le stesse emozioni e criticità dei connazionali, con l’aggravante del servizio da dover garantire.

Con forme di organizzazione strategica ed operativa nettamente diverse dal solito. E con carenza di personale “a bordo”.

E − a volte − con carenza di dispositivi di sicurezza e protezione adeguati.

Cercare nei modelli di gestione della crisi ed emergenza organizzativa una soluzione, si certamente. Il piano B gestionale è urgente e necessario.

Nuove forme di gestione ed organizzazione del personale e dei team sono indispensabili. Anche quando accade che quei team hanno purtroppo perso un/a collega o più di uno/a.

Mi piace pensare e raccontare anche questo.

Per chi come me si occupa di Risorse Umane, psicologia, coaching ed ha il privilegio di ascoltare le storie di vita di diverse persone, avrà probabilmente molte volte sentito dire frasi come:” Tiro a cavarmela. E’ tutto una gran fatica. Non provo più eccitazione ed entusiasmo per quello che faccio. Non ho progetti, finalità. Non c’è più un perché in quel che faccio”.

Possiamo far rientrare queste frasi e simili nella categoria “Perdita di motivazione, di visione, di missione professionale”. Non c’è più la sensazione che nella realtà che viviamo ci siano validi motivi per essere entusiasti, partecipativi, focalizzati, centrati rispetto ad una missione.

Si vive un senso di sfiducia rispetto alle possibilità della realtà. Sfiducia nella possibilità di ritrovare passioni ed uscire da questo vortice di stress, passività, apatia. Si vive in modo automatico ed abitudinario.

Non c’è più l’innamoramento. Non c’è più la speranza.

L’attuale situazione di emergenza, ci sta obbligando a demotivazioni “naturali” derivate dalle paure e lo spaesamento che proviamo. Ma anche a demotivazioni “traumatiche”, frutto di stress coattamente imposti dall’esterno.

Inoltre a ciò si accompagna il naturale/obbligato ricorso a nuove forme di vita e di lavoro (laddove è stato possibile).

Non ci sono più abitudini. E’ necessario crearne continuamente di nuove, ignorando le funzioni neurofisiologiche (faccio riferimento ai tempi neurologici necessari per creare nuove connessioni e nuove abitudini).

Parlando di nuove abitudini lavorative c’è chi le sta cercando in forme “da casa” e chi purtroppo non può, perché deve stare sul campo. E chi purtroppo è a casa.

Chi è al lavoro; chi è a gestire la logistica delle spedizioni che permetterà di farci trovare gli scaffali riforniti; chi è al banco a servirci; chi è in cassa; chi è alla scaffalatura (diurna/notturna), chi è a coordinare le squadre operative, e così via…chi è?

E’ una persona. La stessa che quando, oggi, chiami per proporre il lavoro, che quando chiami per prorogare il contratto, che quando chiami per il pagamento, o qualsiasi altra motivazione… ti esprime paura, come tutti noi, ma C’E’. Accetta. E’ una persona fiera di accettare. Ed è un datore di lavoro fiero chi riceve la persona.

Sono individui che vivono un disagio, un forte stress, un trauma. Provano a trovare un modo per gestirlo e superarlo. Alla fine di questa brutta storia dovranno −dovrebbero – essere considerate le implicazioni posttraumatiche dell’evento non solo sul business e l’economia, ma anche e soprattutto sulle persone.

Ora queste persone, tuttavia, trovano nel loro servizio, nella loro prestazione, anche straziante in termini di impegno e carico, una fiamma, una luce, una motivazione. Il servizio per la comunità, la missione sociale, un atto di puro amore che li gratifica e li motiva.

Questo è uno fra i tanti esempi di coraggio professionale, laddove con coraggio intendo il costrutto psicologico definito dall’insieme di emozioni, pensieri e azioni rischiose orientate ad uno scopo nobile e di valore per la collettività.

Le PERSONE. Il NOSTRO più grande VALORE. SEMPRE. Anche in questa situazione di “tempo sospeso”. Soprattutto adesso.

Ho una speranza.

Che alla fine di tutto questo − di tutte queste persone, di noi persone − ci RICORDEREMO e ci si

RICORDERA’!!

GRAZIE!

Nel frattempo continuiamo ad esercitare sempre più il nostro senso di responsabilità personale e civile. Cerchiamo di essere coscienziosi e rispettosi della comunità. Nel nostro piccolo, con piccoli gesti.

Stress, necessità, bisogno, possibilità di evasione, sostentamento, bisogno primario, affollamento. L’affluenza al supermercato è tutto questo e anche di più. L’affluenza al supermercato genera tutto questo e anche di più.

Conoscete il sito www.DoveFila.it

Uno spunto per provare ad essere “normali, organizzati, collaborativi, in una situazione di anormalità”.


Sefora Rosa

HR & Account Manager Place and People

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