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Tristezza da vivere

Tristezza da vivere


Tristezza da vivere

Promuovere la psicologia in contesto lavorativo è una missione in cui crediamo perché siamo certi dei benefici che può apportare alla società e alla vita degli individui.

La salute psicologica ed emotiva sono un asset fondamentale della nostra vita. Fondamentali per la riuscita nel lavoro, nelle relazioni e la cura biologica. In un periodo come questo attuale che ha lasciato strascichi di varia natura è ancora più importante.

Sentirsi tristi, spaventati, sospesi, inquieti è oggi “normale”. Tutto ha cambiato forma: lavoro, formazione, gestione della quotidianità familiare, rapporti sociali. Inoltre, siamo bombardati da informazioni a volte contrastanti, confuse, ambigue e contradditorie. Il prezzo di tutto questo, al di là delle posizioni razionali personali, è il nostro equilibrio di essere umano.

Stiamo vivendo un vero e proprio trauma collettivo che genera un senso di ansia e paura generalizzata che minaccia il nostro benessere.
Elaborarlo non è semplice.

Stiamo vivendo un periodo che ci dona sofferenza, incertezza e dolore. E la nostra cultura – purtroppo – ci ha cresciuti facendoci credere che essere felici ed avere successo dipendesse dal non soffrire mai e non provare dolore. O – al più – nasconderlo, reprimerlo.

Ma oggi, più di altre volte, non ci riusciamo. Reprimere, soffocare, evitare il dolore, la vulnerabilità, il senso di solitudine non ci riesce affatto semplice. E allora ecco la tristezza.

Si proprio lei c’è in fondo a tutto questo. Lei che abbiamo cercato e cerchiamo di nascondere con mille stratagemmi. Oggi è più presente che mai. Ci sentiamo in colpa e impotenti perché non sappiamo che cosa fare.

Da qui ansia, turbamento ed angoscia.

L’accettazione del nostro mondo emozionale e le sue sfaccettature ci permette di smettere di combattere contro la sofferenza.

  • Significa riuscire “a stare bene” malgrado la loro presenza.
  • Significa capire che anche le emozioni “negative” sono normali
  • Significa che “positivo”, ottimismo” sono parole reali e realistiche anche in “loro presenza”
  • Significa essere presenti e attivi per la nostra vita, non rassegnati o passivi

Pratica di accettazione

Accettare le emozioni dolorose può essere molto fastidioso e difficile. Tuttavia le conseguenze possono essere ancor più critiche.

E allora proviamo ad impegnare pochi minuti della nostra giornata a “farci del bene”. Un piccolo gesto, che può fare tanto. Provate a sperimentarvi in qualcosa di nuovo e cercate di essere più forti del senso di “vergogna” o di “inutilità” che possono assalire le prime volte.

Di seguito una breve meditazione che ho leggermente riadattato e che molto spesso utilizzo in counseling:

  • Avviate un timer (abbiate cura di scegliere un suono morbido e caldo per lo scadere del tempo) : 10 minuti in un luogo per voi “comodo”
  • Iniziate a pensare alla tristezza, quasi richiamatene l’attenzione
  • In che punto del corpo la sentite? Avvertitene tutte le sensazioni
  • Adesso la vedete, la salutate. Le date una forma, un colore, un nome, … Diventa quasi un oggetto fisico da osservare in modo chiaro e limpido
  • Iniziate a starci insieme, a parlarci. Sentite di “stare li con lei”, ma non scappate via
  • Rimanete lì con lei anche se avvertite fastidio e voglia di scappare
  • È normale! È tutto normale.
  • Avete paura. È normale
  • Arrivano tanti pensieri giudicanti. Vanno via velocemente perché non li seguite. E’ normale
  • Sentite l’ansia che sale. È normale.
  • Siete lì. Si può avere paura della tristezza e si può stare lì
  • C’è la tristezza e si può “stare bene” sapendo di “saper stare” lì
  • Il tempo è scaduto. Concludi l’esperienza, sorridi con te stesso e abbracciati
  • Grazie

Infine

Gennaio storicamente è un mese “difficile”. Che sia un mese da “Blue M” sembra cosa semplice. Mai come oggi.

Il Blue Monday è una giornata che capita il terzo lunedì dell’anno e rappresenta un vero e proprio “ritorno al tran tran quotidiano”. La tradizione del Blue Monday è stata molte volte messa in discussione, forse quest’anno ancor di più.

Non si vuole, qui, entrare in merito alla questione, quanto piuttosto invitarsi a non sopprimere le emozioni ma viaggiarci assieme e trasformarle in oggetti visibili, riconoscibili e gestibili.


Sefora Rosa

Hr & Account Manager

"Anche le emozioni “negative” sono normali"

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