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Che occhi grandi che hai…

Che occhi grandi che hai…


Che occhi grandi che hai…

È per parlarti meglio, amico mio.

Questo titolo ci introduce ad un nuovo tema o aspetto della comunicazione che è interessante osservare e rilevare. Come si comunica in questa “fase 2”?

Se fino ad ora hanno avuto molta rilevanza e visibilità le tecnologie digitali per la gestione del lavoro e della comunicazione da remoto – e continueranno ad averla – ecco che finalmente arriva il momento in cui la relazione e la presenza fisica della comunicazione può pian piano riprendere forma.

In questa fase 2 della pandemia molti sono rientrati al lavoro (doveroso ricordare e menzionare chi non ha mai smesso di essere in servizio!)….

Sono ripresi gli incontri e con essi le relazioni e la comunicazione “di persona”. Corpo, voce, parole si riprendono il proprio spazio. Non senza complicazione, però.

Ecco intervenire in questo momento “magico” e privilegiato il terzo incomodo. Mascherina e guanti. Ma è la mascherina che cattura subito la scena e l’attenzione.

Avete già provato a stare in una relazione o comunicazione professionale di almeno 40 – 45 minuti con mascherina? Cosa avete notato?

Quello che porto in campo dalla mia esperienza:

  • Finalmente anche i non addetti al “lavoro sulle meta competenze” si accorgono finalmente dell’influenza dello sguardo, degli occhi nella relazione;
  • Finalmente ci accorgiamo di quanto sia importante e fondamentale la respirazione per il nostro “meccanismo del parlare”;
  • Con quanta più immediatezza ci rendiamo conto della relazione parole – sguardo – gesti.
  • I meccanismi della percezione sono svelati. Quanto è forte la sensazione di incompletezza della relazione e comunicazione con “mezzo volto” coperto.

Voi cosa avete osservato? O provato e sentito?

La riflessione ci è utile sia perché valorizza la dimensione multifattoriale della comunicazione, sia perché ci invita a lavorare sul miglioramento della nostra capacità espressiva non verbale.

Quante volte ci siamo detti “gli occhi parlano”. Oppure “le parole dicono una cosa, ma gli occhi un’altra”, “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, “gli occhi non mentono”.

L’autenticità della comunicazione e la sua emozionalità passano principalmente dallo sguardo. E poi dalla voce. E poi dai gesti.

Da sempre, oggi ancora di più.

Come affrontare oggi questo nuovo mix di “intelligenza corporea” e “intelligenza emotiva”?

Intelligenza emotiva: che cosa è

Costrutto divulgato da Goleman, fortemente convinto del fatto che l’emozione potesse essere trasmessa anche solo da uno sguardo. L’elemento che ne costituisce la base è l’emozione intesa come “istinto che spinge all’azione”.

La gestione di questo istinto e la tensione all’azione efficace sono tra le competenze maggiormente richieste dal mondo del lavoro, ma anche – mi permetto di aggiungere – dalla vita in generale. Saper gestire e controllare le proprie emozioni, i propri istinti e reazioni è fondamentale per riuscire a gestire lo stress ed aumentare produttività ed efficienza professionale e relazionale.

Cosa vuol dire in pratica essere emotivamente intelligenti?

  • Saper esprimere e riconoscere i sentimenti provati
  • Saper “trasformare” le proprie emozioni in punti di forza o aree di sviluppo
  • Saper “autoregolare” l’espressione delle proprie emozioni
  • Sviluppare la capacità di “auto-osservazione”

Attenzione!! Essere emotivamente intelligenti, empatici, non vuol die essere più   intelligenti (considerando il valore del quoziente intellettivo scolastico).

Benefici:

  • Riuscire a riconoscere le emozioni altrui
  • Prendere decisioni responsabili e consapevoli
  • Saper negoziare le soluzioni e gestire i conflitti
  • Sviluppare relazioni efficaci
  • Sviluppare una mentalità strategica

Il ruolo delle parole

Le relazioni umane si sviluppano attraverso l’uso delle parole. Il para verbale (tono, voce, ritmo) e il non verbale (sorriso, ghigno, mani, corpo …) sono i rafforzativi o significanti che pesano – sull’efficacia comunicativa – ben il 90%.

Oggi, una parte di questi significanti non è totalmente accessibile nelle relazioni. Quale migliore occasione per soffermarsi a riflettere e valutare le nostre modalità comunicative? Può essere la giusta occasione per allenarsi a cercare un diverso tono di voce (la mascherina impatta sulle frequenze, sul volume e sull’articolazione delle parole), una diversa espressività per occhi, corpo e mani per veicolare il messaggio.

Così come può essere occasione per sviluppare una diversa capacità di concentrazione, osservazione e ascolto degli interlocutori.

Un processo comunicativo è di successo quando riusciamo ad esercitare in modo funzionale ai nostri obiettivi il nostro carisma. Intendiamo per carisma l’insieme di comportamenti e competenze relazionali ed emotive – verbali e non verbali – agiti con consapevolezza. È uno strumento di comunicazione.

Il momento per lavorare sul nostro empowerment e allenare le nostre competenze comunicative è ora!


Sefora Rosa

Hr & Account Manager

“Le relazioni umane si sviluppano attraverso l’uso delle parole.”

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