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Carriera: fortuna o scelta?

Carriera: fortuna o scelta?


Carriera: fortuna o scelta?

Intervista a Maurizio David Sberna

Maurizio David Sberna, classe 1984, viterbese di origine, laurea in Bocconi come inizio di una carriera in ascesa: partenza al Parlamento europeo come Policy Advisor e poi Head of Brussels Office per Elea, rientra in Italia nel 2010 nel settore della consulenza allo Studio Cisnetto. Da lì il salto aziendale in Edenred a capo delle relazioni istituzionali e esterne per il Sud Europa. Dopo 4 anni nel gruppo BASF come capo della Communications & Government Relations da marzo 2020 è la new entry di Cdp con la carica di Head of Institutional Affairs per il Fondo Nazionale Innovazione.


Mi colpisce che nonostante la giovane età hai all’attivo esperienze rilevanti in contesti aziendali prestigiosi e complessi. Come è stato costruire questo percorso?

Come in molte cose della vita, alle volte le opportunità non si pre-costruiscono ma sono l’esito di una serie di circostanze che bisogna essere pronti a cogliere.
Nel mio caso, ho pensato poco al domani e molto alloggi ma avevo un obiettivo chiaro, ossia maturare quanta più esperienza sul campo possibile e, alla fine, questa consapevolezza e determinazione, insieme ad un po’ di fortuna, mi hanno aperto a diverse opportunità che mi hanno poi permesso di creare un percorso di carriera nel settore delle relazioni esterne: un mondo bellissimo ed in continua evoluzione.

Nel 2005, appena laureato, sapevi già dove volevi arrivare?

Assolutamente no! Prima dell’università ero convinto di voler intraprendere la carriera militare o quella del giornalista…e mi sono trovato quasi per caso a studiare giurisprudenza. Ma, poco a poco, hanno cominciato ad emergere le due anime (quella del comunicatore e quella del giurista) che si sono poi materializzate nella professione del lobbista d’impresa.

Il tuo percorso professionale è stato segnato da molti cambiamenti. Ce ne parli?

Più che di cambiamenti, come dicevo prima si è trattato di opportunità, tutte segnate dal filo conduttore della voglia e della determinazione di volere apprendere qualcosa di nuovo. Dallo stage universitario è nata l’esperienza a Bruxelles, al Parlamento europeo; qui sono riuscito a creare una rete di contatti che mi hanno aperto la possibilità di fare la start-up di un nuovo ufficio di rappresentanza a Bruxelles di una azienda del gruppo Olivetti; poi il rientro in Italia per motivi familiari e l’opportunità della consulenza in una piccola ma rinomata firm dedicata a banca e finanza. Poi, come spesso accade, uno dei clienti che seguivo mi ha chiesto di avviare l’attività di Public Affairs per l’Italia entrando in azienda con loro e, da lì, poi estendendo la responsabilità sull’area mediterranea. L’esperienza più bella in BASF, dove ho aggiunto alle mie responsabilità lobbistiche anche quella della comunicazione istituzionale e della gestione dei rapporti con le comunità locali dove operano i 13 siti produttivi italiani del gruppo. Fino alla chiamata in CDP qualche mese fa ed al rientro a Roma. Ogni esperienza ha aggiunto qualcosa, e non c’è un posto più o meno bello: ognuno è stato a suo modo parimenti importante.
Quello che sapevo è che volevo imparare sempre di più e questa è stata la spinta motivazionale che mi ha permesso di essere aperto a tanti cambiamenti. Sicuramente quello che mi ha in qualche modo condizionato maggiormente e in positivo è stato cominciare la vita professionale all’estero dove l’apertura al cambiamento è considerato come un valore. Per questo non vedo mai il brand o il job title come un punto di arrivo; piuttosto come un mezzo per imparare ogni volta qualcosa in più.

Ci sono stati momenti in cui hai pensato di non farcela?

Quasi tutti i giorni, perché la bellezza di lavorare a contatto con l’attualità, sia essa politica o economica, aumenta e di molto le complessità.
Nel mio caso, lo sport in questo è stato fondamentale: ho fatto per molti anni l’arbitro di calcio e mi ha aiutato a sviluppare un’attitudine alla resistenza e resilienza e a saper voltare subito pagina dopo un errore o un momento di sconforto, e ripartire senza pensarci.

Cosa ne pensi dei vari programmi e corsi legati al miglioramento continuo?

Sono, a mio avviso, uno strumento fondamentale: in primo luogo per verificare continuamente la consapevolezza di sé e dei propri mezzi e limiti; poi perché – così come le aziende sono attente al continuous improvement per le loro attività produttive o di marketing – anche i professionisti devono porci attenzione. Personalmente, sono molto legato a due executive courses di miglioramento continuo: uno, fatto nel 2012, che mi ha permesso di crescere come manager e che mi ha insegnato a vedere i miei limiti; il secondo, nel 2018, legato al superamento del ruolo capo-collaboratore. Entrambi fondamentali per riuscire a vedere il limite e ad apprendere gli strumenti per superarlo.

Che cosa ti sta insegnando di nuovo l’attuale esperienza lavorativa?

Che ogni realtà aziendale ha valori, obiettivi, idee e “cultura” proprie. Dopo aver lavorato per istituzioni europee, multinazionali francesi e tedesche, è ora la volta di una grande azienda partecipata dallo Stato italiano al centro dell’economia nazionale. In qualche modo, ricomincio da zero in una cultura professionale molto diversa dal mio recente passato, ma parimenti sfidante.

A quali abilità e competenze di sei appellato per costruire il tuo percorso professionale?

Tre su tutte: tenacia, curiosità e voglia di imparare. Altrimenti, forse, sarei ancora a 3 lavori fa.

Cosa vuoi dire a chi si sta accostando al mondo del lavoro?

Di non cercare lavoro solo in base al job title o alla remunerazione, e di concentrarsi su quelli che offrono (almeno in teoria…) le maggiori opportunità di apprendimento, di “sporcarsi le mani”.
È la parte più bella della carriera professionale, quella dove si possono fare errori ed essere accompagnati nel miglioramento continuo.

Grazie Maurizio per questo scambio.
Dalla tua esperienza mi viene da pensare che è molto importante avere gli occhi pronti a cogliere un’occasione quando si presenta, il coraggio di buttarsi in nuove opportunità ma anche la capacità di aspettare i tempi giusti. A volte pensiamo che il “successo” sia il risultato di sola fortuna, il famoso “trovarsi nel posto giusto al momento giusto”, e in parte è vero, ma saper cogliere l’attimo e il momento favorevole è altrettanto fondamentale. La vita ci mette di fronte a tante cose, ma siamo noi che dovremmo decidere cosa prendere e cosa lasciare, E questo è possibile farlo se si ha un obiettivo, che sia a breve o a lungo termine, grande o piccolo. Non importa.

Credo che la tua esperienza possa essere utile a chiunque, anche a chi si approccia ad un’esperienza lavorativa completamente diversa dalla tua. Ci sono situazioni che riguardano tutti, in qualsiasi settore.

Personalmente mi ha colpito l’aspetto del vivere l’oggi, perché è vero che non sempre si hanno le idee chiare su quello che vorremmo essere tra 5 o 10 anni, come dicevi all’inizio, e questi ultimi tempi ci hanno insegnato che tutto può cambiare all’improvviso, ma quello che conta è sapere chi vogliamo essere e quale “mattoncino” vogliamo aggiungere nella nostra costruzione.

La tenacia è anche questo, non avere la pretesa di avere la visione completa, ma allenare la pazienza di fare un passo alla volta.

Ad ogni articolo che pubblichiamo associamo sempre una canzone che rispecchi il messaggio che vogliamo trasmettere a chi ci legge. Oggi chiedo a te di dirci una canzone che ti ha accompagnato nel tuo percorso professionale o che rispecchia la tua idea di tenacia.

“Splendere ogni giorno il sole” di Max Gazzé. Il testo è sempre in un cassetto della mia scrivania.

Grazie ancora!


Intervista a cura di

Chiara Di Marco

Hr Consultant


“Le opinioni e i contenuti riportati sono strettamente personali e non rappresentano in alcun modo le aziende citate”

"La tenacia è allenare la pazienza per fare un passo alla volta."

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